PSICOLOGIA NELLO SPORT  

  Il ciclismo femminile e le sue caratteristiche psicofisiche. 

La disciplina sportiva in generale educa la volontà e l' impegno, qualità necessarie per conseguire obiettivi di qualunque genere, siano essi culturali, atletici o morali.

Il ciclismo come ogni sport rappresenta indubbiamente un' esperienza fondamentale nella formazione della personalità XE "personalità"  nelle sue componenti cognitive, emotive e sociali, basti pensare all' inevitabile confronto di un adolescente con il regime normativo del regolamento della disciplina sportiva che si accinge a coltivare.

Lo sportivo, nella scelta e nella pratica sportiva, mette in gioco una serie di aspettative e di investimenti legati al suo modo di considerarsi che saranno implicati nel suo rapporto personale con l'attività sportiva,  in particolare a due livelli connessi fra loro : un primo livello tecnico nel raggiungimento di prestazioni correlate alla dotazione psicofisica ed un secondo livello personale come possibilità di vivere la situazione sportiva in qualità di momento di realizzazione e di soddisfazione.

La psicologia non può che allearsi con la medicina nel promuovere la disciplina sportiva come un' abitudine di vita salutare e positiva perché vede in essa, oltre all' anti - sedentarismo, la possibilità di coltivare un sano agonismo, una cultura dell' autostima e delle aspettative di efficacia - con questa espressione si intende l' aspettativa di essere in grado di attuare il comportamento necessario alla produzione di un certo risultato (Bandura) - e l'allenamento ad affrontare lo stress tramite il continuo contatto con la gestione della competizione .

Nondimeno lo sport XE "sport"  può permettere di canalizzare adeguatamente i tratti di personalità XE "personalità"  di tipo T (da thrilling), caratterizzati dalla tendenza alla sfida e dal gusto di rischiare.

Dal punto di vista psicologico il pubblico si appassiona da sempre al grande ciclismo XE "ciclismo"  su strada vivendo in esso l'idea della corsa, del viaggio, del trasferimento e dello spostamento grazie ad un mezzo meccanico che permette di trasformare lo sforzo umano in velocità.

Il suo semplice movimento, l'aggressività XE "aggressività"  che si scarica direttamente sui pedali testimoniano

l' importanza di alcuni valori fondamentali: la volontà, la fatica, la tenacia e la costanza.

Il ciclsmo è uno sport duro, nobile, che fortunatamente esiste anche declinato al femminile: ma come si traducono nella vita di una giovane atleta che pratica questa disciplina le caratteristiche  psicofisiche che vengono richieste da questo sport?

Può una donna con la sua fisicità, con il suo equilibrio psicologico praticare con soddisfazione e capacità questa disciplina?

Assolutamente sì: spesso la donna possiede una grande volontà nel superare gli ostacoli sia fisici che sociali, con abnegazione, con tenacia, coltivando dentro di sé la forza per continuare, per proseguire il sentiero che la porterà sempre ad una maggiore emancipazione sociale e all’indipendenza economica e morale.

L’atleta che scala strade impervie, che resiste al freddo o che sopporta il gran caldo dei mesi estivi, che macina kilometri su kilometri senza mollare è la donna che ha imparato negli anni a conoscere il suo corpo, le sue necessità, le sue caratteristiche che di base sono differenti rispetto al ciclismo maschile.

Poniamo come esempio la presenza del ciclo mestruale: sappiamo che tale ciclo nel suo insieme è caratterizzato da una sequenza di cambiamenti fisiologici correlati ad un processo ormonale, sono infatti implicati l’aumento degli estrogeni, la produzione di estradiolo, dell’ormone follicolo-stimolante, l’ormone luteinizzante e il progesterone.

Durante il mestruo possono intervenire una serie di manifestazioni che vanno dal dolore mestruale (dismenorrea) ai dolori addominali o crampi, mal di testa, tristezza transitoria (disforia), problemi intestinali, irritabilità e dolori al seno: ogni donna risente in maniera soggettiva della presenza del ciclo mestruale e non è infrequente incontrare donne che non soffrono di alcun disturbo.

Questi sintomi psicofisici nelle atlete si possono attenuare anche grazie all’aiuto della psicologia dello sport: una tecnica di rilassamento che aiuti la donna ad imparare a riconoscere le aree di tensione muscolare interessate dal fenomeno (addome, capo, nuca, stomaco) e a rilassare i vari distretti corporei troverà giovamento in quei giorni del mese e ne risentirà positivamente durante gli allenamenti e le competizioni agonistiche.

La tecnica della visualizzazione guidata, che consiste nell’immaginare le parti del corpo dolenti e nel produrre un’immagine di freschezza e di leggerezza che vada a contrapporsi alla dolorabilità della parte contratta, può essere di aiuto per le atlete che soffrono in particolare di dolori addominali e crampi intestinali.

Immaginare la testa fresca e leggera contribuisce ad allentare la morsa della cefalea, mentre concentrarsi su sensazioni positive che derivano dalla bellezza della natura o da altre fonti di piacere e benessere aiuta a superare i momenti di tristezza

Dott.ssa Marina Gerin Birsa
Psicologa dello Sport

email: gerinbirsa@tiscali.it .

www.psymedisport.com  


                                                                                                            

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