La parola di
Edita Pučinskaitė

 

 …quando la poesia diventa meno rosa…  

Come il fragore di un'onda sugli scogli, come un tuono in una notte di tempesta, come un'aquila che spicca il volo tra le vette... sarai il vento che sfida le montagne, sarai la luce che sfida la fatica, l'eleganza che ti porta alla vittoria!

… frase dedicatami da un fan, appassionato di ciclismo e della poesia. Parole colme d’affetto e di  sentimento verso uno sport che si nutre d’impegno e respira la stanchezza… parole che m’invitano ad una replica altrettanto lirica  per non darla vinta alla realtà che tende piegare l’ottimismo e ingobbire l’entusiasmo.  

Quindi vorrei anch’io… chiudere gli occhi, abbandonarmi ai miei ricordi… e dai momenti più raggianti prendere lo spunto per raccontare quel mezzo che mi ha portato così lontano… vorrei esaltare la bellezza del gesto atletico, trasmettere a chi si sente parte di quest’immensa famiglia ciclistica, le mie emozioni, suggestioni, vibrazioni, turbamenti, fallimenti, sconforti e tutta quell’adrenalina che non riesco a trattenere dentro vincendo o perdendo. Vorrei dipingere questi sentimenti… di rosa, senza preoccupazioni di passare per una retorica ed essere letta da quelli non si non si nascondono dall’emozione, anzi le cercano. Vorrei trasformare la fatica pedalata in una melodia, usando toni vellutati ed espressivi, affinché diventi particolare e inconfondibile, oppure, semplicemente, trasferirla in parole, che toccano e vanno dritte al cuore.  

Invece non posso, non sarebbe giusto. Non ancora o non soltanto. La poesia è bella perché traspare la purezza e la sincerità.  Mi sentirei un ipocrita, che avvolge con un bel velo parti dolenti di un movimento bisognoso di gridare, piuttosto che cantare o volare, mi mancano tanti componenti per emozionarmi totalmente, in serenità. Certo, un dolce inganno può ugualmente regalare un’emozione, si può staccare la parte emotiva legata alla passione dalla situazione reale del ciclismo femminile, come si può ignorare proprio quel martellante pensiero del “l’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare” dell’intramontabile Gino Bartali, ma non è il mio caso. E non lo è neppure per quelli che hanno conosciuto questo mondo più dall’interno, provando sconforto per una situazione “stagnante”. 

Capisco anche la gente dall’altra parte dei riflettori, che vuole, pretende uno spettacolo pronto, lucido, impacchettato possibilmente con fuochi d’artificio per finire in bellezza. Capisco anche chi non vuole sentire le solite lamentele, lacrimucce e discorsi che non attirano perché non brillano, già la vita lavorativa e sociale non offre troppi presupposti per sentirsi euforici, almeno lo sport… beh, nessuno è obbligato a leggermi. Se trovo un lettore che vede il ciclismo femminile esattamente come lo vedo io, ho già raggiunto il mio traguardo. E io lo voglio imperfetto com’è, ma ugualmente bello, perché corrispondente alla realtà, cruda, schietta e un po’ scomoda. Ma con un contenuto umano nettamente superiore rispetto ad altri sport basati sul dio denaro. Tutto questo nonostante la presenza d’alcuni personaggi di poca passione, professionalità e competenza. Tocco con mano ogni giorno “queste ferite infette da incidere” sempre più convinta che tentare di nasconderle sarebbe come provare a nascondere la testa nella sabbia. 

Forse vi domanderete il perché di tutte queste riflessioni… magari perché lo splendore delle medaglie conquistate da Tatiana Guderzo e Noemi Cantele coincide con il fine della stagione, momento per tutto il movimento di tirare le somme e di mettere le basi per il prossimo futuro. Percepisco lo sconforto che traspare dai volti di alcune giovani e meno giovani colleghe, spaesate  in un ciclomercato particolarmente incerto rispetto al passato, alla disperata ricerca d’un qualsiasi team per proseguire, senza dimenticare i dirigenti dei team junior, preoccupati per un vivaio che si affaccia in un mondo di poche garanzie e tanto disordine. La verità e’che l’entusiasmo ondeggiante post iridato sta portando meno luce al movimento azzurro di quanto mi aspettassi…nonostante il peso delle medaglie. E nel frattempo, proprio in faccia a quelle medaglie così meritate, tante atlete non hanno ancora riscosso gli ultimi stipendi… e per recuperare i propri premi, (che giungono con ritardo nelle casse dei team), dovranno far “salti mortali”, soprattutto se cambieranno formazione. Sono solo alcuni esempi “sparati a caso” in una marea di questioni sospese in aria.  

Cosa volete che vi dica, si possono chiudere gli occhi e far finta che non ci stiano a cuore  le questioni della precarietà economica, gli scarsi controlli e la poca trasparenza, si può anche non interrogarsi sul perché chiudono o rischiano di chiudere, alcune realtà femminili in Italia, e all’estero, mentre altre come il Team Columbia High Road e il Team Cervelò sono sempre più in fuga in termini di buget, gestione, professionalità, credibilità e risultati. Si può lasciar perdere la vecchia famosa questione del misero spazio dedicatoci dai media, come non pensare a paragonare il valore della vittoria femminile rispetto a quella maschile. Non vedere, non sentire, non capire…. passare l’inverno alla luce delle medaglie conquistate, sarebbe decisamente più gradevole.  In questo preciso frangente, dare un’immagine limata, lucidata e profumata di noi potrebbe essere anche una tattica per attirare qualche nuovo, grosso “pesce”, voglioso di buttarsi nelle nostre acque, però… se l’acqua non sarà purificata (in tutti i sensi) il pesce alla fine scapperà, non lo potrai trattenere.   

Non ho da proporre formule vincenti, non gestisco il movimento, ne sono in possesso di una bacchetta magica. Ma resto del parere che aprire le nostre ferite, disinfettarle, esporle al sole e curarle con pazienza, anche tanta…o almeno tentarci …sia, un nostro dovere. Soprattutto oggi, in questo preciso momento lo dobbiamo alle future “piccole”  Guderzo e Cantele che in qualche parte della penisola si stanno divertendo spensieratamente con la loro prima biciclettina, sfidando i maschietti sognando in rosa sui colori dell’iride di un arcobaleno.   

Edita

www.editapucinskaite.com
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