La parola di Edita Pučinskaitė
|
|---|
|
Le difficoltà e l’infinita passione
La stagione ciclistica femminile è
entrata nel vivo a tutto fuoco, schizzandocome un nervo vivo
fin dalle prime apparizioni. Il calendario nazionale, sempre più
anoressico, non permette più ormai di scaldarsi nei circuiti
primaverili, così come accadeva una volta permettendo la ricerca
della brillantezza e verifica della condizione nell’attesa degli
appuntamenti internazionali di un certo peso. A rimetterci sono
state soprattutto le velociste pure in quanto, le prime corse
dell’anno, di regola erano loro esclusiva. Marzo e aprile, i
primi due mesi agonistici, si sono presentati esattamente così:
poche corse, tutte internazionali, tutte selettive. Faticaccia
per “le vecchie” di lunga esperienza, quasi una “mission
impossibile” per le ragazzine al battesimo con il
professionismo. E stato un bel tuffo nella bufera per molte di
loro, con l’obbiettivo di sopravvivere e uscire rinforzate dalla
tempesta, a meno che non ti chiami Marianne Vos, capace di
dominare in salita, discesa, volata e crono, imponendosi così su
strada, pista e ciclocross fin dal primo impatto con le big. La
varietà della sua collezione iridata fa davvero impressione e
suscita rispetto. Il brusco impatto con la dura realtà non è
stato vissuto certo come un problema. Nessuna ha sbuffato o ha
fatto delle smorfie, anzi, incontrarsi e confrontarsi dopo un
infinito inverno fa sempre piacere. Ben vengano corse di primo
piano e di prestigio con strade che raccontano la storia di un
eroico ciclismo, ma anche quelle nuove, pur sempre farcite di
salite, muri e pavè! Percorsi veritieri, qualità atletica di
spessore mondiale, battaglia, sfida, spettacolo: sono proprio
questi i sinonimi del “vogliamo crescere”. Se però le prime
prove di coppa del mondo - che racchiudono il massimo del
vertice ciclistico – fossero affiancate da corse “di contorno”,
avremmo un quadro diverso. Un dipinto che non urlerebbe, ma si
presenterebbe più armonioso, meno frettoloso, più completo e
multicolore, proprio come avveniva una volta e come da sempre
accade nel ciclismo professionistico maschile. E a noi… quanto
ci mancano quei brevi giri di tre - quattro, massimo cinque
puntate, distribuite tra marzo e maggio, ovvero Giro di
Pordenone, Giro di Bolzano, Giro di San Marino… tutte
manifestazioni saltate come birilli, una dopo l’altra nell’arco
di pochi anni… Come anche gli appuntamenti primaverili in
Francia (Tour de Vendee, Tour de Epinal), o in Spagna (Vuelta
Castilla y Leon, Giro di Mallorca), tutti archiviati e
dimenticati. Un quadro, questo attuale, che purtroppo ha ben
poco da farsi ammirare. La crisi economica colpisce e fa male…. non si parla più di altro ormai… Ma a volte le difficoltà fortificano, fanno crescere e maturare. I soldi sono pochi, ma dobbiamo ugualmente tenere i nervi saldi, confidando in tempi migliori. E provare intanto a cancellare con il sudore della pedalata, quelle inutili ruggini di insoddisfazione, frustrazione ed ammarezza prodotti dal periodo d’insicurezza…. prendendo l’esempio da chi ha sofferto e soffre veramente. Mi riferisco al terremoto d’Abruzzo il quale in pochi istanti ha azzerato interi paesi, cancellando vite e ricordi.
Il popolo abruzzese ha reagito con grande
coraggio, personalità e carattere invitando tutti noi,
decisamente più fortunati, a farsi un esame di coscienza,
riflettendo e rivalutando certi valori. Noi abbiamo scelto
un’attività basata sulla fatica, ma la sofferenza fisica non
sarà mai paragonabile al dolore che provocano le crepe
dell’anima. Un abbraccio Edita |