La parola di
Edita Pučinskaitė

 

 Un petalo di rosa 

Il primo abbondante mesetto del nuovo anno è volato via come un fragile pètalo di rosa strappato rabbiosamente dal freddo, vento, pioggia e neve piombate addosso a cicliste e ciclisti. Tante di noi ricorderanno questo periodo come un incubo vissuto tra l’indecisione di pedalare sotto l’acqua, (rischiando d’ammalarsi e compromettere la prima parte della stagione) o il consumare rulli, buttarsi sullo spinning, emigrare per qualche tempo da qualsiasi parte del mondo, dove il sole danzi senza sosta… Gran parte delle ragazze, legate allo studio con l’obbligo di frequenza, hanno dovuto però armarsi di pazienza e sperare che quest’ennesima perturbazione, che sta colpendo tutta la penisola, sia l’ultimo capriccio di una natura bizzarra. Potrei continuare a parlare del maltempo, argomento diventato ormai pane quotidiano per chi vuole/deve pedalare all’aperto, ma sarebbe troppo semplice e comodo. Raccontarvi aneddoti poco allegri e testimonianze che ci siamo scambiati tra di noi per consolarci, darsi il coraggio a vicenda, non mi va. Ci sono già i telegiornali che ci pensano a tenerci “su” aggiornandoci sulle nuove ondate di gelo in arrivo, come pure sulla crisi economica, e sugli immancabili scontri tra il governo e l’opposizione, violenza, delitti etc. Come non mi va di cadere nelle sabbie mobili degli infiniti rimpianti, o avvolgersi d’un velo di comodo vittimismo. Preferisco piuttosto andare alla ricerca di qualche  raggio di sole…. magari provando a tirare su un pezzo di quel velo e scoprire insieme con voi, qualche verità su di noi, protagoniste di questo spettacolo agonistico, intitolato ciclismo.  Con (e perché no?) un po’ di sorriso e ironia….  

“Vi farei partire insieme ai maschi,- mi scrive Fabio, - magari non con i prof ma con gli U23, per avere una maggiore visibilità. Non siete meno di loro”. Mah… non credo proprio. Basta prendere una qualsiasi registrazione fatta in una gara iridata e mettere a confronto le due categorie. La forza e l’esplosività espressi da un dilettante non sono paragonabili con quelli di una donna e ci mancherebbe. E poi… Se ai 200 dilettanti in partenza, aggiungiamo 170 donne, cosa avremo, una corsa agonistica U23 è prof donne o una gran fondo? Ma anche… a cosa servono la  strutturazione d’un team, il tatticismo, le radioline i giochi di squadra se poi ci accontentiamo di partire “a tutta” per mettersi comodamente a ruota di qualche ragazzo e farsi tirare al traguardo? Un’idea, a mio avviso, buttata senza pensarci che non mi convince affatto.  

Partire prima di categorie maschili (junior, elite - U23 o prof) ecco cosa ci servirebbe! Prendere il via nello stesso giorno, percorrere, in concomitanza, gli ultimi 120-130 km del percorso, anticipandoli d’una o due ore al traguardo, ecco il segreto per ottenere visibilità e valorizzare il movimento. Inserire il ciclismo rosa nel contesto d’un grande evento porterebbe una minima spesa per l’organizzatore, visto che la chiusura delle strade, il villaggio d’arrivo e tutto ciò che esige una corsa prof già sono previsti. In passato il ciclismo rosa si avviava a Varazze, battezzava  i Capi Berta, Cipressa e Poggio e giungeva a San Remo due ore prima rispetto ai colleghi dell’altro sesso. Avete presente l’emozione raccontata da un prof qualsiasi, innamorato della Milano - San Remo, mentre entra in via Roma… Qualcosa di unico che per ben sette anni  abbiamo avvertito pure noi… Sono costretta usare il passato, giacché la corsa ormai è un ricordo archiviato. Attualmente però, abbiamo due gioielli, il Giro delle Fiandre e la Freccia Vallone entrambe filano come da copione appena raccontato. Due corse che valgano una carriera sia perché  fanno parte del circuito di coppa del mondo, sia per un palcoscenico carico d’emozioni grazie alla vicinanza e all’affetto del pubblico, capace di trasmettere quel calore che solo la passione sa e può accendere. Il tifo, lo so è un po’  “in prestito”, vista la trepidante attesa dei miti maschili, ma vi giuro, che, che ci incoraggia, lo fa con il medesimo calore ed entusiasmo, tutto ciò  è semplicemente meraviglioso.

“Forse,- mi dice Federico,- vi manca il personaggio, che possa tener alta la bandiera del ciclismo rosa?” Permettetemi di ridere, ironicamente. Questa barzelletta ho sentito migliaia di volte, sono le scuse perfette sparate dai media per lavarsi comodamente le mani. Descrivetemi per favore il quadro del cosiddetto personaggio sportivo? Che cosa significa esserlo? Risposta semplice. In teoria (in pratica spesso è tutta un'altra cosa) il personaggio è colui che possiede un forte carattere, sa comportarsi da leader, non teme le responsabilità, ha il carisma e, ovviamente  vince! Se fosse così, siamo proprio convinti che tra le donne non esista nessuna in possesso di queste qualità? E poi… scusate, se tutto questo fosse vero, come dovremmo considerare un comune prof che ha vinto una (sola!) corsa che conta e che fino ad un attimo prima era un povero mortale. All’improvviso, grazie a quell’affermazione, eccolo che esce dall’ombra, la sua fama si gonfia, diventa famoso, appetitoso, interessante…i giornalisti iniziano (con l’imbeccata di qualche sponsor e procuratore magari) a glorificarlo, gli appiccicano (tanto per non far mancare nulla) pure un nick name, gli montano le ali e alla fine tirano fuori un sacco di qualità pure alla moglie e fidanzate. Eccovi, prego, un vero campione e grande personaggio, un biscotto cotto e pronto per essere gustato. Non ce l’ho con tutti i  giornalisti, molti di loro fanno il loro lavoro egregiamente, anzi ho sempre creduto, che chi sceglie la bici come strumento per esprimersi, buttandosi sulla strada della fatica vera, deve essere per forza una persona fuori dal comune, un personaggio unico e speciale. Chi vince deve essere inquadrato e applaudito, dal tifo e dalla stampa.  C’è l’ho soltanto con quei media che nasconde la verità dietro giustificazioni, scusatemi, assurde riguardanti il silenzio verso il mondo ciclistico rosa. Negli ultimi vent’anni non è nata neanche un’atleta donna capace di essere  personaggio? Posso svelarvi una  banalissima verità? Le cicliste sono donne e come tutte le donne del mondo, quindi anche le vostre mogli, figlie, amiche o colleghe di lavoro, sono differenti tra di loro dal punto di vista intellettuale, psicologico, culturale ed emotivo, come d'altronde gli uomini. Sono quindi profonde e superficiali, allegre e scontrose, dolci e aggressive, femminili e meno, belle e meno carine.  

Ed eccoci così arrivati al tasto “dolente”, la bellezza, un argomento che il ciclismo maschile non conosce o quasi. Non dobbiamo tapparci l’occhio è molto più facile per una valletta sconosciuta ottenere spazio su giornali e televisioni (se poi è fidanzata con un calciatore, il gioco è ancora più semplice) che per ognuna di noi atlete. La dura realtà è che per molti giornalisti e direttori di testate vale di più uno “stacco di coscia” di una bella di turno che una mia vittoria (solo per fare un esempio) al Giro d’Italia. Certo mi rendo conto che anche la “donna” ci mette del suo, anzi spesso ci sguazza proprio dentro in questo sistema da terzo mondo! Facendo  poco o nulla per farsi rispettare e apprezzare per le proprie qualità, molto più facile risulta pavoneggiarsi e mostrare. Se ci piace recitare in quel teatrino di veline, perché lamentarsi? Finché il mondo femminile non cambia, mi confida Flavia “ non cambierà l’atteggiamento dei media sul colore rosa”, cara mia, hai proprio ragione, mi sa! 

Chiudo con un sorriso.. portatore di buon umore, ho probabilmente un po’ salato e pepato, ma affermo che nel mio sarcasmo c’è tanta, ma tanta verità. Mi scuso con i tanti uomini che gestiscano il nostro movimento con passione, impegno e serietà, con i  tanti cicloamatori che ci ammirano e che ci aiutano quotidianamente negli allenamenti, con uomini che ci seguono e stimano senza  pregiudizi e con le ragazze, che rincorrono in bici i propri sogni con tanta volontà. Ma anche con il pezzo di stampa che combatte per l’uguaglianza tra chi se la meriterebbe.   In ultimo ringrazio tutti quelli/e che mi hanno scritto e in fondo mi hanno ispirato a scrivere questo pezzo. Vi aspetto ancora sorridenti e arrabbiati, ironici e divertenti, donne e uomini, ciclisti e appassionati. Un abbraccio e un raggio di sole che ride a tutti! 

 

Un abbraccio

Edita

www.editapucinskaite.com
 email pucinskaite@fastwebnet.it

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